Come colmare il content gap dei tuoi testi online (anche con l'AI ma non solo)
Il content GAP sarà il nucleo del lavoro di SEO copywriting. E puoi usare l'AI per ottenere quel vantaggio competitivo così atteso per la tua attività editoriale online.
Oggi ci siamo resi conto che scrivere contenuti per il web è ancora importante. Anzi, è un nodo fondamentale del lavoro da attivare per aumentare la visibilità online. E per farlo puoi sfruttare l’AI che ti permette di superare il content GAP, ovvero quella mancanza in termini di contenuti che i tuoi competitor hanno e che tu puoi colmare.
Si rincorrono tante notizie: LinkedIn penalizza i post scritti con l’AI che non generano valore, Gemini attiva un watermark sui testi con SynthID, Google si rimangia la parola nella sua guida SEO per l’AI e ci dice che devi creare contenuti non generici. Ecco, come si fa? Quali sono i fronti da affrontare per arrivare a posizionarsi nelle citazioni AI e nella SERP (sì, è ancora utile)?
Io credo che scrivere testi con l’intelligenza artificiale sfruttando gli AI copywriting tool per un semplice copia e incolla sia ancora una pessima idea. Soprattutto se fai un lavoro di produzione massiva e senza alcun controllo. Pensiamo a sfruttare l’intelligenza artificiale non per risparmiare lavoro ma per migliorare il percorso di content creation colmando il GAP che ci distanzia dal miglior risultato.
Cos’è questo content GAP per la SEO?
Stiamo parlando di ciò che manca a tutti quelli che hanno già pubblicato qualcosa e che gli utenti chiedono - o vorrebbero avere - e nessuno ha ancora provveduto a fornire. Il contesto operativo è semplice: prima dell’AI il lavoro di web copywriting era piuttosto semplice: dovevi creare il miglior contenuto possibile seguendo una serie di indicazioni già note, questo era più che sufficiente.
Oggi, con la generazione di contenuti strutturati con un prompt ben organizzato tutto cambia: puoi ottenere ottimi contenuti che dicono tutto. Ma nulla di nuovo. Perché i vari LLM non inventano, non creano: sono sistemi probabilistici che mettono le parole in sequenza in base a ciò che è già stato pubblicato.
La domanda è chiara: perché Google, Gemini, ChatGPT o qualsiasi altro modello dovrebbe scegliere te come fonte se hai detto quello che già è noto? Ecco perché il content GAP è indispensabile.
Devi colmare quel vuoto che esiste ma per pigrizia, opportunismo e scarsa visione molti imprenditori stanno provando a riempire con testi-spazzatura generati dall’AI. Apparentemente ben fatti, convenienti. Ma alla fine dei conti sono solo dei contenuti inutili. La domanda: come renderli efficaci?
C’è un tema che pochi considerano: l’esperienza
Hai presente quella E del paradigma EEAT che coincide con expertise? Come suggerisce Google: “quello che apprezzi di più sono contenuti prodotti da qualcuno che ha un’esperienza in prima persona sull’argomento in questione”. Ok, questo per la maggior parte degli autori significa mettere una bio, una firma al contenuto con un profilo allineato al topic affrontato.
Sì, è vero. Ti assicuro che ho visto contenuti cambiare ranking in modo significativo (nel bene e nel male) con il solo attribuire a un determinato autore i contenuti allineati al profilo.
Ma non è solo questo il punto: noi dobbiamo sfruttare la forza dell’esperienza per tirare dentro a questo capolavoro di copywriting qualcosa di innovativo. E che grida a gran voce la sua centralità, la sua capacità di colmare il content GAP. Come avviene tutto questo? Io ho qualche idea.
La trappola della commodity semantica
Con le piattaforme AI e i vari assistenti di scrittura, sai già come funziona: inserisci la keyword, aggiungi l’URL del tuo articolo e il tool ti dice quali entità o parole chiave mancano rispetto ai primi tre risultati di Google. Questo processo è utile. Lo uso anche io per definire i prerequisiti minimi del testo. Ma presenta dei limiti strutturali:
Ti spinge a scrivere esattamente ciò che hanno già scritto gli altri.
Ti riduci a rincorrere i dati della concorrenza.
Appiattisci il valore del testo, trasformandolo in una lista della spesa.
Quando tutti i professionisti usano gli stessi strumenti per colmare le stesse lacune, la SERP si omologa. Google si ritrova davanti a dieci articoli strutturati nello stesso modo, con una struttura già nota. L’algoritmo non ha alcun motivo per preferire il tuo sito a un dominio storico già posizionato.
Usare l’AI come radar per mappare la SERP
La mia opinione è chiara: l’AI deve aiutare, non scrivere. L’intelligenza artificiale non deve essere l’autore del tuo testo però può diventare un eccellente analista per trovare i punti deboli. Invece di scrivere l’articolo da zero, al posto tuo, puoi fare un reverse engineering dei primi risultati di Google. Ecco un prompt che utilizzo spesso:
Analizza questi testi dedicati al tema X. Estrai una mappa concettuale dei sotto-argomenti trattati da tutti e, soprattutto, individua quali domande tipiche di un utente avanzato rimangono senza una risposta chiara o approfondita.
L’AI non sta inventando contenuto, sta analizzando strutture esistenti per evidenziare dove i competitor si sono fermati alla superficie. Il report generato ti mostrerà i veri vuoti informativi da colmare: definizioni poco chiare, passaggi logici saltati o mancanza di esempi applicativi.
Il fattore information gain nel copywriting avanzato
Una volta individuato il vuoto, entra in gioco l’elemento in grado di fare la differenza. Sto parlando dell’Information Gain. Google ha depositato brevetti specifici su questo concetto, studiati per premiare i documenti che portano informazioni nuove rispetto a quelli già letti dall’utente.
La sintesi è chiara: in un contesto appiattito, puoi emergere se dai qualcosa in più. Puoi vincere se il tuo articolo offre un valore informativo aggiuntivo rispetto ai testi da cui l’utente ha iniziato la navigazione. Puoi agire su tre livelli:
Dati proprietari: hai effettuato un test interno sul tuo sito? Hai un grafico derivato da una tua attività o un foglio Excel che usi per lavorare? Mostra, pubblica. Se hai un dato non presente in nessun altro articolo della SERP puoi farlo fruttare.
Smentita del senso comune: la maggior parte dei testi informativi tende a ripetere verità già note. Rompi gli schemi, dai la tua opinione personale. Anche se è scomoda o controcorrente. Esponi la tua tesi supportandola con i fatti.
Scenario reale: sostituisci le spiegazioni teoriche con la narrazione di un caso studio concreto, spiegando gli errori fatti e i problemi risolti.
Ricorda, però, che un testo che nasce per colmare un content gap ha spesso un difetto: rischia di essere troppo schematico perché eredita la rigidità della scrittura automatizzata. Ecco i contenuti specifici che puoi integrare nei tuoi testi per fare un salto di qualità netto:
Dati nativi e statistiche
Condividi i risultati di un sondaggio che hai lanciato sui tuoi canali, i dati anonimi dei tuoi clienti o le metriche di un test che hai condotto in prima persona. Anche un piccolo campione di dati potrebbe avere più valore di una statistica citata da tutti.
Case study e retroscena
Non limitarti a dire come si fa una cosa, mostra quando e come l’hai fatta tu. Racconta un progetto reale mostrando qual era il problema di partenza, quali errori hai fatto durante il percorso, come li hai risolti e quali sono stati i risultati finali. Meglio se aggiungi screenshot o tabelle riassuntive, magari un’infografica.
Metodologie proprietarie
Dai un nome al tuo metodo di lavoro, arricchiscilo con le tue competenze e gli esempi che hai nel tuo archivio: solo così stai creando un contenuto unico. Questo aumenta l’information gain per superare in termini qualitativi i competitor. Ma non solo, stai posizionando il tuo brand come fonte unica e autorevole.
Pareri di esperti verticali
Intervista un professionista della tua nicchia o un collega su un punto specifico dell’articolo. Inserire un virgolettato inedito (“Abbiamo chiesto a [Nome], esperto di logistica e-commerce, cosa ne pensa di...”) rompe la monotonia del testo e aggiunge un punto di vista originale che i competitor non hanno.
Esempi negativi sul tema
La maggior parte dei testi online ripete le stesse regole di buon senso. Tu mostra il contrario: cosa succede quando si applicano quelle regole alla cieca? Condividi un fallimento o smonta un falso mito del tuo settore basandoti sulla tua esperienza pratica.
Media originali e schemi logici
Un diagramma di flusso creato da te, un’infografica che riassume un processo complesso o un breve video esplicativo catturano l’attenzione dell’utente e offrono un valore visivo che Google e gli utenti apprezzeranno sicuramente.
È utile aggiornare un vecchio articolo?
Sì, spesso è più efficace ottimizzare un contenuto esistente che ha già una storicità e un posizionamento di partenza piuttosto che pubblicare una nuova pagina da zero. L’analisi del gap sulla SERP attuale ti permette di capire cosa è cambiato nelle intenzioni di ricerca degli utenti rispetto a quando hai scritto l’articolo la prima volta.
Quindi, tu come ti muovi?
In questa newsletter trovi una serie di indicazioni e di consigli per colmare il content GAP che oggi sto mettendo in pratica. Secondo te funzionano queste soluzioni? Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.


